Centro storico, i novanta milioni possono attendere

Tranne la Provincia, gli altri enti coinvolti nel maxi finanziamento per Cosenza vecchia sono in ritardo rispetto a programmi e annunci. La vecchia amministrazione se la prende con Invitalia, i suoi avversari con chi li ha preceduti. E tutto slitta ancora

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Ve li ricordate i 90 milioni per il centro storico di Cosenza? Quelli del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis), di cui tutti hanno cercato di rivendicare la paternità? Ebbene forse stanno arrivando. Il forse è d’obbligo, visto che il cammino è ancora lungo e le buone intenzioni hanno sempre lastricato le strade finite peggio. Però alcuni segnali incoraggianti ci sono e la partita (gare, appalti e lavori) potrebbe essere avviata nell’ormai prossimo 2022. La scadenza originaria per chiudere la parte relativa alle gare era il 31 Dicembre di quest’anno e al momento praticamente nulla si era mosso. Ma, grazie alla proroga governativa, la data si è spostata alla fine del prossimo anno. Dunque di tempo per avviare procedure e canalizzare gli investimenti ce n’è.

Solo la Provincia va avanti

Tra i protagonisti di questa grande opportunità, Mic, Unical, Comune e Provincia di Cosenza, solo quest’ultima è un passettino più avanti. Sul sito dell’ente governato fino a ieri da Iacucci, diventato da pochissimo consigliere regionale, si legge che i 31 milioni che saranno gestiti dalla Provincia andranno a quattro progetti. Il primo è l’adeguamento strutturale e restauro dell’edificio Chiesa S. Teresa D’Avila annessa all’ex Convento dei Padri Carmelitani Scalzi noto altresì come ex orfanotrofio Vittorio Emanuele II° in Via Gravina attuale sede dell’I.I.S. “Mancini – Tommasi” (3.660.000 euro).

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I resti della chiesa di Santa Teresa d’Avila

Poi ci sono la ristrutturazione dell’edificio sede del Liceo “Lucrezia Della Valle” di Cosenza (7.700.000 euro); l’adeguamento strutturale e il restauro del “Convitto Nazionale – B. Telesio” per utilizzo a Scuola Superiore con annesso convitto ed area a destinazione incontri e convegnistica e realizzazione Incubatore culturale in sinergia con Unical ed associazioni presenti sul territorio (15.000.000 euro); adeguamento/miglioramento strutturale e restauro del Conservatorio “S. Giacomantonio” (4.930.000 euro).

Anche il Ministero è in ritardo

Per il resto perfino il Ministero dei Beni culturali è in ritardo, visto che Anna Laura Orrico, parlamentare dei 5Stelle ed ex sottosegretaria, ha dovuto formalmente sollecitare lo stesso Ministero a nominare il Ruc, che nel linguaggio burocratese è il responsabile unico di controllo. Insomma, si erano scordati il controllore e non si poteva cominciare. La Orrico è certamente tra quanti possono rivendicare l’aver lavorato affinché il centro storico di Cosenza rientrasse tra i destinatari di questo tesoro e racconta come stanno le cose ad oggi.

«La Provincia è avanti – spiega la parlamentare grillina – e nella prima parte del 2022 potrebbero partire i lavori di sua competenza, mentre il Comune sconta i ritardi dovuti all’inerzia della vecchia amministrazione». L’amministrazione fino a ieri guidata da Occhiuto, per mettersi in moto pare abbia avuto bisogno di un «richiamo ufficiale proprio dal Mic», come ricorda ancora la Orrico. «Il Comune di Cosenza deve gestire la massima parte delle risorse, circa 40 milioni e solo a Luglio aveva cominciato a provvedere alle procedure necessarie», aggiunge.

 

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Anna Laura Orrico, all’epoca sottosegretario ai Beni culturali, firma a settembre del 2020 il Cis destinato a Cosenza

Si comprende subito che l’amministrazione comunale è uno dei protagonisti fondamentali di questa opportunità, per il ruolo strategico che svolge e per la quantità di denaro che deve gestire. Per questo il ritardo assume un gravità maggiore, «ma la nuova amministrazione eletta da poco ha già preso contatti con il Ministero», assicura la parlamentare cosentina.

Neanche un euro dei 90 milioni per il sociale

Il vero problema consiste nel fatto che questi famosi 90 milioni destinati alla città vecchia non sono finalizzati a migliorare la qualità della vita di chi vi abita. Infatti queste risorse non possono essere usate per finalità sociali, ma solo per il restauro di edifici pubblici di valenza culturale.

In quelle vecchie mura intanto vive una umanità in affanno. «Gli abitanti censiti sono circa 2.500, altrettanti crediamo quelli non censiti, sono cittadini lasciati nell’abbandono da anni», dice Francesco Alimena, giovane consigliere comunale da tempo impegnato in attività sociali e di ricerca relative alla parte storica di Cosenza.
Il degrado urbanistico e l’abbandono hanno generato il disfacimento del tessuto sociale nella città vecchia.

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Francesco Alimena, eletto per la prima volta consigliere comunale, si occupa da tempo del centro storico di Cosenza

L’altro tesoretto

Se i 90 milioni sono inutili per dare sollievo a questo disagio, altre e non marginali risorse possono essere utilizzate. Per esempio i fondi dell’Agenda Urbana. Cosenza dovrebbe usarli per il risanamento sociale delle aree marginali e quindi anche del centro storico. Si tratta di 18 milioni e «quattro di questi sono destinati ad aiuti diretti, vale a dire mirati al sostegno contro il disagio povertà». Anche su queste risorse, spiega Alimena, si scontano i ritardi della vecchia amministrazione.

L’ex assessore se la prende con Invitalia

Francesco Caruso, prima vicesindaco di Occhiuto e poi candidato a guidare la città, non ci sta a fare la figura di chi ha tralasciato di impegnarsi per il centro storico. E fornisce la sua versione dei fatti replicando ad Alimena e alla Orrico. «Per il Cis erano state presentate tutte le schede al ministero e aspettavamo il via dalle autorità. Poi siamo stati fermati dalle richieste di integrazione pervenuteci da Invitalia», spiega Caruso.

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L’ex vicesindaco Francesco Caruso nella redazione de I Calabresi. Si è occupato del Cis fino a poche settimane fa

Poi rincara la dose, aggiungendo «che pure per quanto riguarda Agenda urbana i ritardi sono da imputarsi dalla eccessiva pignoleria di Invitalia. Vuole accentrare il potere decisionale sottraendolo alle realtà locali, forse perché ha interessi nell’affidare le progettazioni». Ma non basta, Caruso su Santa Lucia spiega che «avevamo recentemente rimodulato le particelle di esproprio al fine di acquisire gli immobili oggetto di intervento comunale». E torna all’attacco: «Adesso la gestione è loro, dimostrino, una volta che avranno finito di lamentarsi, di avere le capacità di portare a compimento quanto avviato».

Il Contratto di quartiere al palo

Per la verità, di finire il lavoro degli altri i protagonisti della nuova stagione politica non ne hanno per nulla voglia. La visione che propone la nuova amministrazione è quella che coniuga il recupero urbano con la qualità della vita delle persone che vivono in quegli spazi. L’obiettivo cui ambisce Alimena è quello di utilizzare le risorse del Contratto di quartiere Santa Lucia per creare realtà di convivenza sociale come il Social housing. Alimena ricorda che ci sono sei milioni di euro per far rivivere quegli antichi vicoli e restituire dignità a chi li abita.

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Il tetto crollato di un edificio all’ingresso del rione Santa Lucia a Cosenza

Sul campo intanto si sperimentano prove di rinascita urbana, proprio tra i vecchi vicoli di Santa Lucia. Il progetto Lucy, ad esempio, un’esperienza di riuso urbano e di riconquista degli spazi negati e abbandonati da parte dei cittadini. Si tratta di indicare una strada, che diventerà interamente percorribile solo grazie alle risorse attese. Ma Alimena è fiducioso: «I cantieri del Cis devono partire entro la fine del 2022, ma l’Agenda Urbana può trovare realizzazione anche prima». È l’ottimismo della volontà, come direbbe Gramsci. La ragione suggerisce di tenere gli occhi aperti.

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