Caso Bertolone, giallo sulle dimissioni e tsunami nella Chiesa

L'addio lampo dell'arcivescovo a un passo dalla pensione, una gestione dell'interregno che sa di commissariamento, un movimento potente sciolto dagli inviati del papa: gli strani intrecci che hanno scosso Catanzaro

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Un abbandono fulmineo e una presa d’atto altrettanto rapida. Troppo, per i tempi medi della Chiesa e, soprattutto, delle Curie calabresi.
E non è un caso che le dimissioni di monsignor Vincenzo Bertolone, fino al 15 settembre arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra, siano state al centro di un’attenzione particolare.
Ciò che fa notizia, in questa faccenda, non è la decisione in sé, quasi obbligata per un alto prelato che ha raggiunto i limiti di età (compirà 75 anni il prossimo 17 novembre), ma la tempestività con cui il papa l’ha accolta.

Non manca, per aumentare i contorni gialli della vicenda, un altro elemento non proprio secondario: lo scioglimento del Movimento Apostolico, l’associazione privata di fedeli costituita a Catanzaro nel lontano ’79 dalla trapanese Maria Marino e coccolata dai pastori catanzaresi fino allo scorso giugno, quando è stata soppressa con un decreto dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Evitare coinvolgimenti

Chiamiamo le cose coi loro nomi: la Congregazione non è altro che l’erede del Sant’Uffizio. Certo, non commina più pene corporali o roghi. Ma la sua funzione è la stessa: dire se una determinata posizione è “canonica”, quindi sta nella Chiesa, o “eretica”, quindi ne è fuori.
La vicinanza tra i due eventi, lo scioglimento della Congregazione e la super tempestiva accettazione delle dimissioni dell’arcivescovo, è troppo palese perché non dia nell’occhio.

Tant’è che ambienti e persone vicine alle alte sfere vaticane hanno messo in relazione i due fatti. In altre parole, monsignor Bertolone si sarebbe dimesso anche per evitare coinvolgimenti pubblici nelle vicende del Movimento Apostolico.
A sostegno di quest’ipotesi, suggestiva e autorevolmente sostenuta, spunta ora un nome: quello di monsignor Paul Tscherrig, l’attuale Nunzio apostolico in Italia e a San Marino.

Una cattedra che scotta

Monsignor Tscherrig, che tra l’altro è arcivescovo, non avrebbe imposto nulla a nessuno, tantomeno a Bertolone. Tuttavia, riferiscono i bene informati, avrebbe esercitato quella che i britannici definiscono una suasion, una persuasione autorevole, sul collega di Catanzaro.
L’ipotetico retroscena è facilmente intuibile: dopo il “pasticciaccio brutto” del Movimento Apostolico, la cattedra arcivescovile di Catanzaro-Squillace scotta.
E non per responsabilità del solo monsignor Bertolone, perché il Movimento della signora Marino è stato accettato, a volte forse tollerato e spesso benvoluto dai suoi predecessori, incluso (per fare un nome illustre) il compianto Antonio Cantisani, che come Bertolone era un vescovo animato dalla passione per l’antimafia.

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Antonio Cantisani, l’ex arcivescovo di Catanzaro scomparso nel luglio di quest’anno

L’ipotetica accusa che si potrebbe rivolgere al presule calabrese sarebbe di culpa in vigilando. Che, tradotto dal latino dei preti e dei giuristi, significa controllo quantomeno insufficiente.
È doverosa, a questo punto un’altra domanda: come mai il Movimento Apostolico, accusato di cose piuttosto pesanti, è stato sciolto 42 anni dopo la sua fondazione? Una risposta può stare proprio nelle accuse.

Il Movimento Apostolico

I devoti catanzaresi conoscono bene il Movimento Apostolico, almeno per averlo sentito nominare, oppure per averne fatto parte. O, secondo quanto trapela dai bene informati, per averne subito la politica “aggressiva”, cioè le polemiche contro le altre confraternite.
Secondo quanto riporta il compassato Avvenire, l’organo della Conferenza episcopale italiana, il Movimento sarebbe stato sciolto per un grave vizio: le “rivelazioni mistiche” che avrebbero ispirato la signora Marino non avevano un’origine divina. In altre parole, sarebbero state visioni di “altro tipo”, per tacere d’altro.

Non solo: sotto le lenti degli “inquisitori” sono finite la gestione patrimoniale e la tendenza a creare una élite di sacerdoti. È la fine ingloriosa di un’associazione “mista”, di laici e religiosi, che era arrivata a contare nelle sue file circa cinquanta prelati. E che aveva creato una rete molto forte, al punto di collegarsi con un’altra associazione: Maria Madre della Redenzione.

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Una foto di gruppo tratta dal sito web del Movimento Apostolico

Questo collegamento può non essere casuale. Le associazioni private di fedeli, come il Movimento Apostolico, hanno una caratteristica: sono di solito legate a un territorio specifico e non hanno grandi poteri di gestione, se non per quel che riguarda il patrimonio conferito dai soci. Con Maria Madre della Redenzione le cose cambiano. È un’associazione pubblica di fedeli, simile all’Opus Dei, ai Focolarini e via discorrendo. E ricorda non poco la Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione.

Arriva l’Inquisizione

In questi casi, le associazioni gestiscono un proprio patrimonio con una certa autonomia e possono gestire anche beni affidati dalla Chiesa. Hanno ramificazioni spesso internazionali e, quindi, sfuggono al controllo delle diocesi locali per finire sotto il diretto controllo vaticano.

Su questo aspetto c’è un dettaglio che dà da pensare: l’ex Sant’Uffizio ha sciolto, con lo stesso decreto, anche l’associazione pubblica. Il che potrebbe far ipotizzare che gli intrecci tra Movimento Apostolico e Maria Madre fossero così profondi da rendere l’associazione pubblica un’interfaccia di quella privata.
La risposta sta nelle carte vaticane, non facilmente accessibili.

Certo è che questa decisione è stata sofferta e non facile. Per prepararla ci sono voluti sei mesi di lavoro della commissione che ha gestito la visita apostolica (che, tradotto dal vaticanese, significa ispezione) durata da ottobre 2020 ad aprile 2021.
In questi mesi, i visitatori apostolici hanno spulciato tutte le carte dell’associazione e tutte quelle della diocesi legate all’associazione. A questo punto un’altra domanda è spontanea: come mai solo ora sono emerse queste cose?

Lo tsunami

È semplicemente l’effetto di uno tsunami che arriva dal Vaticano ed è iniziato con un giro di vite inaugurato da papa Benedetto XVI e proseguito, a dispetto della differenza di stile, da papa Francesco.
Che sia così lo conferma il “Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all’incontro delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità”, pronunciato, forse non a caso, il 16 settembre, poche ore dopo le dimissioni lampo di monsignor Bertolone.

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Jorge Mario Bergoglio e Joseph Aloisius Ratzinger in preghiera

Sono sette cartelle, cariche di esortazioni evangeliche, ma anche di sottintesi eleganti (in cui i gesuiti sono abilissimi) nelle quali il pontefice lancia messaggi sfumati ma inequivocabili: le associazioni e i movimenti ecclesiali sono preziosi, tuttavia la loro vita deve essere regolata in maniera stringente, perché gli abusi non sono mancati: presidenti di gruppi eletti praticamente a vita, forme di selezione degne delle peggiori logge coperte, pratiche – religiose, amministrative ed economiche – non esattamente trasparenti o accettabili.

Pulizie

Queste nuove regole sono contenute nel decreto “Le associazioni internazionali di fedeli”, promulgato dal papa lo scorso 11 giugno, in concomitanza inequivocabile con lo scioglimento del Movimento Apostolico.
Ovviamente, visto che Catanzaro non è il centro del mondo, tutto lascia pensare che lo scioglimento del Movimento Apostolico faccia parte di una strategia a più ampio respiro, rivolta a tutte le associazioni del mondo cattolico. Nel mirino del Vaticano, ad esempio, ci sarebbe Araldi del Vangelo, un’associazione privata di fedeli brasiliana, in cui viene venerata come una santa la madre del fondatore.

E c’è Rinnovamento dello Spirito, associazione pubblica neocatecumenale, in cui sono emersi elementi dubbi: messe “riservate” agli aderenti e aspetti dottrinari discutibili. Una specie di obbedienza massonica nella Chiesa, insomma.
E non finisce qui, visto che anche i big italiani sarebbero nel mirino…
Ma, al netto delle divagazioni, resta un fatto: monsignor Bertolone si sarebbe “sacrificato”, magari non proprio spontaneamente ma dietro autorevole “consiglio”, per agevolare questo “rinnovamento”, che ha tutta l’aria di essere una pulizia.

Il “sacrificio”

Lo confermano tre fatti, di cui due certi. Il primo consiste nelle parole usate dall’ex arcivescovo, che ha parlato del suo caso come di un «martirio a secco». Forse un modo come un altro per dire che si è accollato anche colpe non sue.
Il secondo è dato dalle misure draconiane usate dal Vaticano: l’interregno tra Bertolone e il suo successore sarà gestito non dallo stesso Bertolone, come di solito si usa nella Chiesa, né dal suo vicario, bensì dal vescovo di Crotone. In pratica è un commissariamento in piena regola.

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Monsignor Panzetta, arcivescovo di Crotone

Il terzo fatto, da verificare, è dato da alcune visite nella Santa Sede che sarebbero state fatte dall’ex arcivescovo in estate, per chiarire gli aspetti oscuri della faccenda e, va da sé, per chiedere consiglio. Che è arrivato, ma non è stato favorevole. A dispetto della militanza antimafia di Bertolone, di cui sono noti l’amicizia con Gratteri e il ruolo di postulatore nella causa di beatificazione di don Pino Puglisi, il prete antimafia vittima delle coppole. E a dispetto della stima goduta da esponenti politici, tra cui spicca il deputato Pd Antonio Viscomi, un altro che ha fatto dell’antimafia una bandiera.

Ultimi dettagli

L’eccezionalità della misura catanzarese emerge anche per alcuni dettagli.
Il primo: di solito le dimissioni, obbligatorie al raggiungimento del settantacinquesimo anno d’età, vengono rifiutate e il pastore dimissionario resta in carica a volte anche per anni, in media fino al raggiungimento dell’ottantesimo anno.

Secondo dettaglio: stando ad alcune indiscrezioni, monsignor Bertolone sarebbe dovuto tornare nella sua Sicilia, almeno secondo i desiderata di alcuni vertici della Conferenza episcopale italiana. Invece sarebbe riuscito a ottenere la residenza in un monastero alle porte di Roma. Che quest’esito faccia parte della dolorosa negoziazione tenuta dall’ex arcivescovo?

Terzo dettaglio: la Santa Sede sta preparando una nuova politica, che punta alla nomina di vescovi legati più a Roma che ai territori. In pratica, una centralizzazione sotto mentite spoglie, che mira a impedire la degenerazione dei movimenti locali.
Una specie di tornado silenzioso ma implacabile. Un bagno di sangue con il minor numero di ferite possibili.
Ogni rivoluzione ha le sue vittime eccellenti. Che monsignor Bertolone sia una di queste?

Saverio Paletta – Sergio Pelaia

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