Amalia Bruni dopo Mattarella? Ok per la Dandini, non per i suoi compagni

Intervistata a Propaganda Live sul tema di una donna al Colle, la conduttrice propone il nome della neuroscienziata lametina. Che, da leader dell'opposizione in consiglio regionale, non è stata scelta dai suoi alleati come delegata per votare il nuovo Presidente della Repubblica

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I giochi nel consiglio regionale calabrese sono fatti da poco più di 24 ore quando un’icona de sinistra, in una trasmissione che riscuote ampio consenso proprio in quel target, fa il nome di Amalia Bruni. Intervistata da Diego Bianchi a Propaganda Live (La7), Serena Dandini affronta un trend topic: perché non una donna al Colle?

Donne di Calabria (e non)

Dandini si indigna perché si sente spesso dire che il presidente della Repubblica può essere Draghi, o Berlusconi, o una donna. «Cioè una donna a caso: Draghi, Berlusconi o un dromedario. Come se nel nostro Paese non esistessero decine e decine di donne con un curriculum elevatissimo in grado di ricoprire questo ruolo».

Dunque tira fuori un elenco con le sue papabili. E tra una Barbara Jatta (nominata direttrice dei Musei Vaticani da Papa Francesco) e un’Anna Maria Loreto (prima donna a capo di una grande Procura come quella di Torino) piazza proprio la neuroscienziata lametina sconfitta alle elezioni regionali da Roberto Occhiuto.

La calabrese Antonella Polimeni, prima donna nella storia a guidare l'Università La Sapienza di Roma
La calabrese Antonella Polimeni, prima donna nella storia a guidare l’Università La Sapienza di Roma

Nell’elenco c’è un’altra calabrese, almeno di origine, ovvero Antonella Polimeni, «prima donna dopo 700 anni a guidare l’università della Sapienza». Ma il dato è politico, non geografico. Al di là della facile battuta – «avere in Italia un presidente che ha scoperto il gene dell’Alzheimer può aiutare…» – l’interessata subito reagisce con comprensibile orgoglio postando il video sui social e ringraziando pubblicamente Dandini.

La solitudine di Amalia Bruni

Poi aggiunge due cose. La prima è un autoelogio – «sono quaranta anni anni che dedico tutte le mie energie professionali al miglioramento delle condizioni di vita dei calabresi» – mentre la seconda va al punto: «Fa strano – dice Bruni – che se ne debba parlare in una trasmissione, per quanto colta e intelligente come Propaganda Live, e che a sollevare il problema debba essere una donna, preparata e sensibile, come Serena Dandini, mentre dalla politica che conta, Parlamento, Istituzioni e Palazzi vari, nessuno batte ciglio».

Amalia Bruni durante la campagna elettorale per le Regionali 2021
Amalia Bruni durante la campagna elettorale per le Regionali 2021

Ecco, la riflessione è opportuna ma anche rivelatrice della solitudine di chi la suggerisce. Amalia Bruni in un Palazzo c’è entrata e, coerentemente con la campagna elettorale, continua a definirsi – o almeno dà questa indicazione al suo ufficio stampa – come «leader dell’opposizione in consiglio regionale». Ma per eleggere il presidente della Repubblica la sua coalizione non ha mandato lei a Roma.

Tre uomini come delegati

Proprio giovedì dal consiglio regionale sono venuti fuori i delegati calabresi che parteciperanno al più alto rito istituzionale della Repubblica. Si tratta di tre uomini, come sempre due di maggioranza e uno dell’opposizione: per il centrodestra ci sono i due presidenti – quello della Giunta Roberto Occhiuto e quello del Consiglio Filippo Mancuso – e per il centrosinistra il capogruppo del Pd Nicola Irto. L’indicazione non può non avere un significato politico. E, al netto del bon ton di facciata, esautora di fatto Bruni dal ruolo di leader della coalizione Pd-M5S.

Amalia Bruni: celebrata in tv, ignorata dai suoi

Certo lei non ha fatto molto per evitarlo: aderire al gruppo Misto appena eletta, diventando capogruppo di se stessa, pur nell’intenzione di rimanere equidistante non è sembrata una scelta strategica fruttuosa. Tanto più che proprio nel Pd Bruni sta pescando per il suo staff – ne fanno parte la dirigente dem lametina Lidia Vescio e la vicepresidente di Avviso Pubblico Maria Antonietta Sacco da Carlopoli – e proprio al Pd lei ha tolto le castagne dal fuoco accettando la candidatura dopo la girandola di nomi che ha coinvolto anche lo stesso Irto, Enzo Ciconte e Maria Antonietta Ventura.

È la politica matrigna, che a queste latitudini, dietro una facciata di sinistra, non si crea troppi problemi né di genere né di merito. Divorando con implacabile cinismo le creature che ha da poco generato. E senza curarsi del paradosso di una «leader» celebrata in diretta nazionale ma ignorata dai suoi stessi compagni di banco.

 

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