Il sindaco del rione via Popilia

Ago della bilancia di ogni elezione a Cosenza, il quartiere popolare con più abitanti della città tenta la prima vera scalata a Palazzo dei Bruzi della sua storia, con tre candidati alla poltrona di primo cittadino

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Quanto è distante via Popilia da Palazzo dei Bruzi? E quanto cammino si deve affrontare per arrivare dal quartiere più popoloso della città fino allo scranno di sindaco? La fatica si misura non in passi, ma nella capacità di aggregare consenso e i modi sono sostanzialmente sempre uguali: promettere il riscatto del quartiere.

Via Popilia ha sempre rappresentato il campo dove si vincono o si perdono le elezioni a Cosenza. Per il grande numero di famiglie che vi abitano, ma anche per ragioni storiche e sociali che ne hanno fatto nel tempo terreno di caccia per costruire gli imperi clientelari delle ben note famiglie politiche cosentine.

I soliti noti

Nell’avvicinarsi inesorabile delle prossime elezioni comunali, si prepara la consueta schiera di chi minaccia o medita di candidarsi a sindaco e tra questi è difficile scorgere autentici segni di novità. Non è nuovo Francesco Caruso, organico all’esperienza dell’amministrazione Occhiuto e che proprio nell’architetto che ha governato la città potrebbe avere il suo vice sindaco.

A Cosenza già girano gustose battute sulla “Strana coppia”, (senza riferimenti a Walter Matthau e Jack Lemmon, che nel confronto risulterebbero comunque vincenti), con Caruso succube di un esuberante Occhiuto per nulla intenzionato a levare le mani dalla città. Anche la scelta di prendersi come vice chi ha trascinato nell’abisso del dissesto il capoluogo, se dovesse trovare conferma, pare chiaramente il frutto di un patto a tavolino separato dai bisogni dei cittadini.

Certamente non è nuovo Marco Ambrogio, che si candida con la benedizione dei fratelli Occhiuto ed evidentemente pensa che un sindaco in famiglia non basti. Nella sinistra ancora c’è incertezza, altrimenti non sarebbe la sinistra. Quella movimentista cerca un nome in grado di rappresentare il disagio e la sofferenza sociale generati da dieci anni di indifferenza verso i bisogni reali delle persone, mentre il centrosinistra dibatte inutilmente, facendo ogni tanto affiorare la proposta di Franz Caruso, ex giovane socialista, il cui nome ciclicamente viene annunciato.  

Via Popilia alla riscossa

A ben guardare la novità viene proprio da via Popilia, da dove si muovono tre candidature: Francesco De Cicco, Francesco Civitelli e Luigi Bevilacqua. Mai accaduto prima. De Cicco per la verità nuovo non lo è per nulla, ma la sua appartenenza allo strategico quartiere lo pone all’attenzione. Per anni assessore di Occhiuto – che giura di non sentire da «oltre un anno e mezzo», proprio a volerne marcare la sopraggiunta distanza –  ha tenacemente presidiato ogni buca nell’asfalto, ogni tombino ostruito, chiamando celermente squadre di operai per le riparazioni, spesso supervisionando e partecipando lui stesso ai lavori. È anche in questo modo che ha lentamente costruito un consenso popolare, proiettando di sé l’immagine dell’uomo del fare. 

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Francesco De Cicco amava definirsi l’assessore “pala e pico”, in contrapposizione (e rima) con la passione di Occhiuto per la figura di Alarico

Lo dichiara lui stesso, quando avvisa che «dal basso sto lavorando da tempo al programma», preparando «sette liste vere» e l’aggettivo vorrebbe sottolinearne la potenza e il radicamento. La sua visione della città non vola altissimo, ma si basa su un buon proposito, «quello di togliere il muro tra i cittadini e la politica». E il suo stare sempre «sul marciapiede» vale a dire a diretto contatto con «la gente», gli sembra il modo più efficace per superare le distanze.

Le multe a Guarascio

Sul concreto De Cicco pare avere le idee chiare, «col Comune in dissesto, non si può fare molto, chiunque prometta il contrario mente». Tuttavia un piano ce l’ha e sulle grandi opere, vanto della stagione del sindaco Occhiuto, aggiunge che “«certamente non si possono demolire, ma molte cose si possono aggiustare». De Cicco sa di parlare al cosentino medio, quello che smadonna chiuso in macchina nel traffico bloccato e gli promette di «allargare il tratto stradale di viale Parco, aggiungendo anche parcheggi con strisce bianche, creare una variante su via Molinella e sbloccare così via XXIV Maggio». Poi il suo sguardo si volge a via Roma e aggiunge che «pure la villetta davanti alle scuole può essere modificata, con l’uso di semafori si può consentire il traffico stradale lineare e scorrevole».

Da uno che parte da via Popilia ti aspetti attenzione verso i quartieri, ed ecco che De Cicco vuole ridare fiato «alla consulta dei quartieri». Se il ruolo assegnato nel programma alle aree periferiche e popolari vi pare troppo vago, molto decise sono invece le parole sui rifiuti e chi ne gestisce la raccolta.
«Guarascio se ne deve andare», e la richiesta del candidato non riguarda solo il calcio. «Se fosse per me rescinderei il contratto, paghiamo milioni e la città è sporca. Gli ho fatto fare multe per mancata raccolta dei rifiuti, ma nessuno si è preoccupato di esigerne il pagamento», spiega sconsolato. Poi aggiunge che «per via del fatto che ha il Cosenza calcio nessuno osa «parlarne male»

El pueblo unido ma non troppo

Il percorso di avvicinamento più lungo verso una candidatura è forse quello di Luigi Bevilacqua, rom cosentino da tempo impegnato in iniziative a favore delle aree periferiche e delle marginalità sociali. «Stiamo lavorando da tempo per concretizzare un impegno e, nello specifico, realizzare una lista civica dal nome “Orizzonti futuri”», spiega Bevilacqua. Nel cammino, aggiunge, sarebbe utile trovare compagni di viaggio per non disperdere energie.

Dunque ecco la necessità di «dialogare con altri candidati che provengano dai quartieri periferici, per portare un unico programma e restare compatti in questa tornata elettorale». E quando Bevilacqua si guarda attorno per cercare compagni di viaggio, aggiunge «con Civitelli non penso sia possibile, con De Cicco si potrebbe fare».

Dalle baracche al Palazzo

Rispetto a De Cicco, Bevilacqua ha una visione della città più concretamente legata al sociale e le sue battaglie ne sono la testimonianza. Con orgoglio rivendica le sue origini, nella desolazione delle baracche di via Reggio Calabria, fino alle conquiste come quella per la tutela della minoranza linguistica ottenuta con la legge n°41 del 2019 della Regione Calabria.

Anche per lui il problema è il superamento della separazione della città in due parti che sembra non si appartengano. Sembra assai consapevole delle difficoltà e infatti spiega che «non abbiamo la velleità di vincere, ma di cominciare il cambiamento». Per questo il welfare e la distribuzione delle risorse sono un punto centrale del programma, anche per porre rimedio a dieci anni di Occhiuto, «contro cui mi sono sempre opposto, anche con esposti in procura». La Cosenza che immagina Bevilacqua è diversa dagli estetismi di chi ha governato fin qui. «A lui piace il bello – spiega riferendosi ad Occhiuto – ma ha prodotto due città separate e ingiuste». 

La barriera invisibile

Civitelli si era candidato a sostegno di Enzo Paolini cinque anni fa, ottenendo 268 preferenze, salite a 747 alle Regionali 2020. Anche per lui si deve passare dall’effimero che sembra aver dominato questi anni al concreto dei bisogni della città. Dunque «niente statue, né feste, ma strategie per la viabilità, parcheggi gratis, ciclovie fuori dal centro urbano». Un programma radicale, che probabilmente non dispiacerà a chi passa la giornata imbottigliato nel traffico.

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Il vecchio rilevato ferroviario che separava via Popilia dal resto della città

La sua corsa è cominciata nel 2016, «quando abbiamo visto chi aveva vinto e abbiamo capito che non ci sarebbe stata alcuna opposizione ad Occhiuto». Di qui l’esigenza di organizzarsi, ponendosi anche la questione dell’unità del nucleo urbano. «Quando c’era il rilevato ferroviario esisteva una vera barriera. Ora non c’è più, ma la separazione è rimasta. Lo scopo è quello di fare della città un solo corpo organico».

Tra poco ci sarà un fiorire di liste e programmi, e come avvisa De Cicco, che forse di queste cose ne capisce, «molti candidati mirano solo ad un accordo». Alla fine ne resterà uno, potrebbe essere il più forte, non necessariamente il migliore. 

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