Da Montanari a Uyangoda: viaggio nel Premio Sila 2022

Il celebre storico dell'arte racconta il Duomo di Cosenza in una brillante "lectio magistralis" sul sagrato. La giovane immigrata è tra i vincitori della manifestazione, che avrebbe meritato più pubblicità e più pubblico

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Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha tenuto una Lectio magistralis, la sera del 27 maggio, davanti al pubblico riunito sul sagrato della cattedrale di Cosenza per le manifestazioni del Premio Sila 49.
Di solito le conferenze fanno parte di un repertorio del passato: non le si ritiene più uno strumento efficace di comunicazione, specie se ci si prefigge di coinvolgere i non addetti ai lavori, non specialisti ma persone curiose e interessate.

Montanari racconta il Duomo

Montanari ha parlato senza mezzi interattivi a disposizione, perché l’oggetto del suo intervento era dietro le sue spalle: la facciata della cattedrale consacrata 800 anni fa, ricostruita dopo un violento terremoto per l’impegno dell’arcivescovo Luca Campano, discepolo e scrivano di Gioacchino da Fiore.
Ma lo storico dell’arte ha ragionato soprattutto di come le persone comuni percepiscono un luogo come quello in cui si trovava in quel momento.

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Tommaso Montanari al Duomo di Cosenza

Una piazza circondata da edifici, coi colori delle pietre che mutano col mutare della luce, e di sera diventano più dolci, ristorano le persone riunite dopo una giornata di lavoro, con l’armonia che trasmettono.
E poi c’è la chiesa, un’altra piazza “coperta”. Le chiese, nella storia italiana ed europea, hanno sempre avuto una funzione sociale: sotto le loro volte si sono riuniti i cittadini per prendere decisioni vitali. E in tempo di guerra hanno dato rifugio a chi temeva le violenze degli invasori.

Le chiese e le città

Le chiese, insiste Montanari, raccontano la storia delle comunità che le hanno volute, finanziate, ricostruite. Inoltre, sono monumenti e custodiscono pregiate opere d’arte. Quindi vanno tutelate da interventi arbitrari, che fino al secolo scorso erano frequenti e a volte nascondevano l’edificio originario.
Come è accaduto anche alla cattedrale di Cosenza, che un secolo fa venne liberata da sovrastrutture di gusto barocco e riportata, per quanto possibile, al suo stile romanico.

Ma se non fosse stato possibile – a volte non si può tornare indietro – non importa. Infatti, ha osservato Montanari, questi segni  raccontano la storia di ogni comunità, il mutare dei gusti e il legame profondo con un edificio a cui ogni epoca desidera imprimere il proprio stile. A rischio di danneggiarlo.

Brandi e Levi a Cosenza 

Montanari ha documentato il suo discorso con testi di grandi studiosi come Cesare Brandi, di viaggiatori e artisti curiosi come Carlo Levi, e altri. E tra il pubblico sembrava proprio farsi strada quello stato d’animo accennato prima: gustare un luogo bello, assorbirne l’armonia, e mettere da parte per un po’ gli affanni della giornata. A questo servono le belle piazze e i monumenti così numerosi del nostro Paese.

Carlo Levi

Premio Sila: una storia accidentata

Una parte del pubblico aveva seguito anche l’incontro precedente, alle 18,00, a piazza dei Follari, un angolo fascinoso del centro storico, per cui valgono le considerazioni fatte da Montanari sulla cattedrale. A dispetto del degrado percepito da chiunque attraversi le strade dissestate della città vecchia.
Del resto la storia del Premio Sila è accidentata come quella dei monumenti cosentini, abbattuti e riedificati più volte. Il Premio esordì nel 1949, come giustamente ricorda l’intitolazione attuale. Dopo la prima edizione ci volle un decennio per vedere la seconda. E poi altre interruzioni, polemiche, contestazioni, fino agli ultimi anni del secolo scorso.

Un libro dedicato al Premio

Un volume di Tobia Cornacchioli e Maria Tolone, Il Premio Sila. Cultura e impegno civile nella storia di un premio letterario meridionale (Pellegrini editore, 1997) ricostruisce le vicende tormentate della manifestazione. Lo fa attraverso una documentazione di prima mano, comprendente i verbali dei lavori e le motivazioni.
Il titolo lega cultura e impegno civile: i buoni libri fanno riflettere, anche quando divertono, richiamano alla realtà che subiamo senza lucidità, perché troppo presi dai nostri problemi personali e limitati.
E l’impegno civile accomuna i libri e gli autori premiati nell’edizione 2022, di cui si è discusso lo stesso pomeriggio a piazza dei Follari.

Nadeesha Uyangoda e gli altri vincitori del Premio Sila

La ventottenne Nadeesha Uyangoda, autrice di L’unica persona nera nella stanza (edizioni 66thand2nd), è arrivata in Italia da bambina.
Spero che una parte del merito vada anche al sistema scolastico e universitario italiano, se ha saputo accompagnare questa giovane a diventare colta, acuta, brillante e precisa.

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Nedeesha Uyangoda durante la premiazione

Lei è una delle vincitrici di questa edizione, assieme a Nicola Lagioia e Luciana Castellina.
Commuove ascoltare una ragazza così: non capita spesso. Nadeesha lo ha spiegato: per quelli come lei, studiare e affermarsi è un modo per ripagare i genitori dei sacrifici affrontati in un Paese straniero. A volte è difficile, ha aggiunto, seguire le proprie inclinazioni creative: si rischia di deludere la famiglia o di insospettire quegli italiani che sembrano apprezzare gli immigrati solo se raccolgono pomodori e pesche sotto il sole.

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L’intervento di Montanari davanti al Duomo di Cosenza

Il Premio Sila meritava più pubblico

Insomma, nel 2022 i premi letterari possono ancora rivelarsi interessanti. Dipende da come vengono pensati e gestiti. Certo l’uditorio non era sterminato, forse per il caldo, forse per qualche limite nella comunicazione (personalmente ho notato un unico manifesto sul corso). A volte nella nostra terra si nota un certo vezzo di muoversi separati per gruppi, circoli più o meno esclusivi. Questo modo di fare rischia di tradursi in un ostacolo alla riuscita delle iniziative più meritevoli. Perfino i licei allestiscono in proprio eventi teatrali, a volte di buon livello. Tuttavia, certe fatiche dovrebbero essere maggiormente “socializzate”, per usare un termine del passato. Oppure io sono particolarmente distratto (l’età), come i liceali e universitari cosentini, assidui animatori della movida notturna: giovani brillanti, ma impegnati in altro.

Mario De Filippis

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