Musei, la Calabria cresce a dispetto delle istituzioni

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Qualche giorno fa ho letto un articolo dal titolo “Musei per tutte le tasche ma poco fruibili, il paradosso calabrese” a firma di Pietro Spirito. Tra i dati messi in risalto dalla puntuale presentazione delle statistiche ISTAT spiccavano la numerosità dei musei calabresi, la loro difficoltà di emergere (l’autore dichiarava che i visitatori stranieri «ne stanno alla larga»), la scarsa accessibilità al pubblico portatore di disabilità, il gap tecnologico, la ridotta presenza di attività didattiche e altro. Il che emergeva a prescindere dalla tipologia e gestione museale (statale, civica, diocesana o privata).

I numeri non mentono. Eppure dietro i numeri risiede una complessa fenomenologia che vorrei brevemente raccontare al solo fine di denotare un cambio di marcia che negli ultimi tempi tenta di consolidarsi.
L’attenzione ai musei della Calabria è fortemente aumentata – con conseguente avvio di un poderoso processo di allineamento degli stessi agli standard nazionali e internazionali– dopo l’emanazione del DM 113 del 2018 sulla “Adozione dei livelli minimi uniformi di qualità e i luoghi della cultura e attivazione del Sistema Museale Nazionale”.

Tanto per le inaugurazioni, poco per la gestione

In Calabria, come in molti altri contesti regionali “minori” o periferici, a determinare il proliferare dei musei dagli anni Ottanta in avanti è stata per un verso la volontà di conservare e (non sempre) di far fruire i numerosi beni presenti in ogni angolo di questa terra. Per un altro verso, evidentemente più pesante, fini di consenso politico.
È vero infatti che in tante occasioni gli ingenti investimenti profusi per le inaugurazioni non venivano bilanciati, neppure in minima percentuale, da quelli per la gestione dei musei. Questi ultimi, anzi, molto spesso restavano chiusi, affidati a funzionari non adeguatamente formati e assolutamente distanti da qualsivoglia standard di qualità.

Si contribuiva così non solo alla inibizione della conoscenza di quel patrimonio da parte delle comunità e forse anche alla sua denigrazione, ma anche alla fuga di centinaia di giovani studenti di svariate discipline (umanistiche, scienze della comunicazione, ingegneri ecc.) che continuavano a dire che in Calabria non c’è lavoro senza cogliere il portato economico che tali musei sottendono.

La Calabria in prima fila

È altresì vero che la Regione Calabria, istituzione cui è demandata la normativa in materia, fu una delle prime a dotarsi di Legge regionale sui musei (1995) emanando, a distanza di qualche anno dalla pubblicazione dell’Atto di indirizzo Ministeriale del 2001 sui criteri tecnico- scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, la deliberazione del Consiglio regionale n. 63 del 13 dicembre 2010 recante l’Atto preliminare di indirizzo del Sistema Museale Regionale.

Del 2016 era la DGR 248 sul “Sistema Museale Regionale. Disciplina delle procedure di riconoscimento dei musei della Calabria”. E, a poco più di un anno dal già citato DM 113/2018, la Regione pubblicava la DGR n. 11/2020 con la quale recepiva i livelli di qualità proposti dal Sistema Museale Nazionale assumendo la piattaforma di valutazione nazionale come sistema di accreditamento regionale.

Che questa non sembri una mera elencazione di norme quanto piuttosto una disamina del percorso di presa di coscienza del ruolo dei musei che si è fortemente accelerato negli ultimi 3-4 anni.
Il Sistema Museale Nazionale – episodio chiave a livello mondiale, che ha posizionato tutti i Musei italiani nella condizione di elevare i propri standard ed entrare in un cielo digitale di risonanza planetaria – ha lanciato una piattaforma nella quale tutti i Musei accreditati ai sistemi regionali (o in fase di accreditamento ad essi) confluiranno da qui a qualche mese.

L’esperimento con la piattaforma

Sono stati proprio i musei della Calabria (nella fattispecie il Museo del Codex di Rossano, il Museo Diocesano di Reggio Calabria, il Museo dei Brettii e degli Enotri e il Museo multimediale Consentia Itinera) a sperimentare la piattaforma AGID insieme alle regioni Toscana, Umbria e Lombardia. Ciò al fine di evidenziare la funzionalità del sistema, le criticità, l’agevolezza dei processi di compilazione oltre che nella direzione di fornire supporto agli altri musei della Calabria che avrebbero da lì in poi fatto istanza di accreditamento.

Per ovviare alla sconfortante situazione dei musei calabresi ben fotografata dai dati Istat, il Settore Cultura della Regione Calabria, ha avviato una capillare azione di sensibilizzazione sul territorio. Ha istituito la Giornata Regionale dei Musei nel novembre 2018 (che ricorre ogni ultima domenica di novembre). Ha proposto momenti di aggiornamento grazie anche al Coordinamento regionale ICOM Basilicata-Calabria e per mio tramite, che rivesto il ruolo di consigliere regionale ICOM e componente della Commissione nazionale per il SMN.

Se nei musei (non solo calabresi) permangono purtroppo ancora numerose difficoltà gestionali e professionali, è pur vero che si va verso il miglioramento dei livelli di qualità e l’allineamento dei musei del nostro territorio con gli standard nazionali. Nel Piano Cultura 2021 della Calabria sono tra l’altro previste già fonti di finanziamento per consentire ai musei riconosciuti dal Sistema museale regionale (attualmente 36) di conseguire alcuni requisiti minimi previsti da quello nazionale e accreditarsi ad esso.

La solitudine dei direttori

Se proprio dobbiamo continuare a evidenziare un problema, questo è la avvilente solitudine dei direttori dei musei calabresi, perlomeno quelli non statali rispondenti a norme, riconoscimento professionale e procedure nazionali. Sono le loro stesse istituzioni a lasciarli da soli nel quotidiano impegno per il miglioramento e la promozione dei rispettivi istituti. Quasi fosse solo “cosa loro”!

Se in Calabria la parola “museo” fa ancora paura (più agli adulti che a bambini e ragazzi) è perché non tutti  conoscono le profonde trasformazioni che i musei hanno vissuto e maturato negli ultimi 20 anni, da quando furono ritenuti “invisibili”. Se ancora la opportuna dotazione organica dei Musei non viene considerata negli organigrammi di Comuni, Diocesi e istituzioni private è perché troppo spesso il museo è considerato “cosa facile”. Ma lasciarlo senza professionalità è un po’ come lasciare l’ospedale senza medici.

Lo sviluppo delle comunità

Eppure è noto che i Musei sono organismi complessi e in costante trasformazione. Oggi affrontano temi diversificati quali la difesa dei diritti umani, la sostenibilità, la legalità, l’innovazione tecnologica. E non è un caso se la Convenzione di Faro (2005) le dichiarazioni del Parlamento che li ritiene “servizio pubblico essenziale” e, ultima in termini cronologici, la Dichiarazione dei Ministri della Cultura del G20, hanno veicolato un messaggio forte e chiaro: i musei sono luoghi strategici per lo sviluppo delle comunità – specie quelle più complessa come quella calabrese – e parlano il linguaggio della contemporaneità e dei giovani attraverso il digital humanism e i percorsi di educazione al patrimonio.

I musei combattono l’isolamento delle persone, sia sociale che quello determinato dalla malattia. Favoriscono l’abbattimento delle barriere fisiche, sensoriali e cognitive (se messi dalle rispettive istituzioni nelle condizioni di farlo con dotazioni organiche e strumentali permanenti e non solo in occasione di sporadici progetti e bandi). Promuovono il dialogo interculturale.

Pensiamo a cosa sono stati in grado di fare durante i vari lockdown reinventandosi e partecipando attivamente alla crisi delle comunità durante la pandemia al solo fine di intercettare – pur se chiusi, pur senza aiuti – il cittadino in difficoltà. Hanno cercato, con numerose attività, di diffondere un sentimento ed uno sguardo positivo verso il futuro evidenziando il loro impatto e ruolo sociale.

Più attenzione verso i musei

Grandi passi in avanti sono stati fatti per adeguare le strutture in termini di accessibilità. Evidente e in costante aumento è l’inserimento delle tecnologie nei percorsi espositivi e nella comunicazione. Costante è l’aggiornamento dei professionisti. E caratterizzanti delle attività dei musei sono la formazione, l’internazionalizzazione e la cooperazione strategica con il comparto produttivo e industriale. I numeri sono importanti, eppure dietro i numeri ci sono persone e soprattutto sforzi che spesso non emergono all’onore della cronaca.

Parlare di musei significa in prima istanza visitarli, porre loro dei quesiti, mettersi in ascolto delle necessità dei professionisti che se ne prendono cura. In Calabria questo, purtroppo, accade ancora poco. La cultura non è un privilegio bensì un diritto. Pertanto gli amministratori pubblici e i privati in possesso di siti culturali sono chiamati ad anteporre i musei in agenda, poiché essi costituiscono la cabina di regia nei progetti strategici per lo sviluppo del nostro territorio (PNRR docet), per il welfare e la qualità della vita.

Anna Cipparrone
Commissione Nazionale per il SMN

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