Martone, il paesino di 400 anime con un ambasciatore e due ministri

Il piccolo centro sulle colline dello Jonio ha dato i natali al diplomatico Giorgio Marrapodi. Che rappresenterà l'Italia in Turchia. Ma qui sono nati pure un premier dello Stato più importante d'Australia e un ex titolare dei dicasteri del Tesoro e dell'Istruzione in Canada

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Roma caput mundi, Martone secundi: gli abitanti del minuscolo centro appollaiato sulle colline dello  Jonio reggino (e le migliaia di concittadini sparsi un po’ per tutto il pianeta) se lo ripetono come un mantra, scherzando, ma non troppo.
Poco più di 400 abitanti “effettivi” Martone, come tutti i micro paesi che lo circondano, combatte una guerra (quella allo spopolamento) che difficilmente potrà vincere: una storia fatta di emigrazione forzata (e ininterrotti ritorni) che ha creato una rete capillare di martonesi in giro per il mondo che, partiti da questo pezzettino di Calabria, il mondo se lo sono conquistati. Come il neo ambasciatore in Turchia Giorgio Marrapodi, approdato ad Ankara nei primi giorni di gennaio, e ultimo arrivato, in ordine di tempo, di un parterre de rois in grado di scalare i vertici degli apparati pubblici nei pezzi di mondo via via “colonizzati” dall’emigrazione made in Martone.

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Panorama di Martone, piccolo centro nella Locride

L’abate illuminista di Martone

A braccetto con Nelson Mandela, impegnati sul fronte delle rotte migratorie lungo il Mediterraneo o alla guida dello Stato più importante d’Australia, la storia recente è piena di concittadini di Orazio Lupis – abate, dotto illuminista e grande manovratore del mondo accademico della Catanzaro di metà ‘700 – in grado di ritagliarsi un posto al sole nel Paese in cui la forzata emigrazione li ha spinti.

Marrapodi ambasciatore in Austria e Turchia

La storia di Giorgio Marrapodi è figlia delle migrazioni “moderne”, quelle che si ripetono anche oggi, con i ragazzi che, finito il liceo, sbarcano nelle grandi città universitarie d’Italia e lì rimangono per costruirsi un futuro diverso da quello che la Regione più sgangherata del Paese potrebbe offrigli. Nato a Martone nel ’61 e approdato a Firenze, negli anni ’80, dopo la laurea in giurisprudenza, Marrapodi entra nel mondo delle feluche facendosi le ossa, e non potrebbe essere altrimenti, nella Direzione generale dell’emigrazione. Poi gli incarichi nelle ambasciate di Madrid e Bucarest e quello all’Onu a New York, fino al ruolo di ambasciatore a Vienna prima e ad Ankara adesso.

La “rotta turca” dei migranti che porta nella Locride

Una poltrona che scotta e su cui l’ambasciatore in Turchia è finito seguendo il Risiko delle nomine seguite al mezzo terremoto politico-amministrativo provocato dall’insediamento del Governo Draghi. Nelle sue mani, ora, la patata bollente della “rotta turca” che vede proprio la Locride approdo preferito, da venti anni, di uno dei flussi migratori più imponenti che interessano l’Europa. È dalla Turchia che partono, con frequenza sempre più stringente, i barchini carichi di migranti provenienti dal Medio Oriente ed è sempre nel Paese di Erdogan che la grandi organizzazioni criminali che quel traffico lo intrecciano, fanno convergere gli improvvisati scafisti.
Le distrettuali antimafia calabresi su Ankara hanno puntato i riflettori da tempo, quello di Marrapodi non sarà un lavoro semplice. Ospite fisso delle estati calabresi, il neo ambasciatore d’Italia in Turchia, da anni è in prima fila all’alzata della “’ntinna”, l’albero della cuccagna tagliato sulle montagne e portato in paese da una coppia di buoi  ed elevato in onore al “doppio” Santo – in paese è doveroso dire Santo San Giorgio – per una tradizione pagana che accomuna tutti i martonesi.

Un primo ministro d’Australia

In paese come a Sydney, dove la comunità martonese, tra prima e seconda generazione, è quasi 10 volte più numerosa di quella presente in patria. Ed è anche grazie ai voti dei suoi concittadini che Morris Iemma – che “downunder” ci è nato poche ore dopo essere sbarcato dal piroscafo che portava all’altro capo del mondo la sua famiglia che era partita dalle colline reggine – ha scalato i vertici dei labouristi della più grande città d’Australia fino a diventare Primo ministro dello stato del New South Whales.

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Morris Iemma, primo ministro dello Stato del New South Wales in Australia

Un “regno” durato quattro anni e costruito nel cuore della foltissima comunità italiana: figlio di un operaio dalla marcate idee comuniste e di una sarta, Iemma ha rappresentato l’ala “destra” del partito dei lavoratori australiano per oltre un decennio. Profondamente legato al paese d’origine, non sono rare le sue presenze al “San Giorgio” di Sydney, feticcio della comunità calabrese in Australia e strano mix di tradizioni vere e stereotipi altrettanto reali.

Ministro dell’Istruzione in Canada

Figlio delle migrazioni dei ’60 era stato invece Tony Silipo, che a Martone era nato e da cui era andato via, a seguito della famiglia, subito dopo la licenza elementare. Sydney per qualche anno, come tanti prima di loro, poi una nuova rivoluzione e lo sbarco in Ontario, sponda orientale del Canada per una nuova ripartenza. Lo studio in giurisprudenza, l’impegno in politica nei labour canadesi, le prime vittorie alle elezioni parlamentari: un crescendo che lo porta a guidare il ministero del tesoro prima e quello dell’istruzione poi.

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Tony Silipo è stato ministro del Tesoro e dell’Istruzione in Canada

Quella volta con Nelson Mandela

Una carriera interrotta dalla malattia nel 2012 per un martonese che con la sua terra non aveva mai tagliato i ponti. Tanto da rimettere in piedi la vecchia casa abbandonata dai genitori in cerca di una vita migliore, e tornarci, praticamente ogni estate come tradizione impone. Ed è in quella piazzetta – che il comune intende dedicargli – che Silipo raccontava ai suoi amici di un tempo, di quella volta che, da ministro dell’istruzione, introdusse ai suoi studenti il futuro presidente del Sud Africa, Nelson Mandela, protagonista della lotta all’apartheid che, proprio su input del ministro Silipo, era diventata materia di studio nelle scuole canadesi. Piccole storie che si intrecciano con la Storia e che hanno come comune denominatore un paesino minuscolo e sempre sull’orlo del baratro ma confidando che, in fondo, Roma caput mundi, ma Martone secundi.

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