Quando le lucciole si presero Cosenza

Il sindaco Francesco Martire sgomberò le prostitute dal quartiere per riqualificarlo. Ma le professioniste dell'amore si diffusero ovunque. Alcune "colonizzarono" il quartiere Santa Lucia, dove sono rimaste per decenni

Condividi

Recenti

Una macchina del tempo speciale, la stampa d’epoca, restituisce un’immagine originale della storia e del costume della Cosenza ottocentesca.
Entrambi rivisti da un’ottica particolare: la prostituzione. Un’attività che la dice lunga sulle abitudini dei cosentini.
I protagonisti di questa storia, in cui le lucciole stanno in primo piano, sono Francesco Martire, avvocato di grido e sindaco, e Luigi Miceli, deputato radicale allora all’apice del potere.
Le voci narranti appartengono, invece, ai giornali Il Fanfullino e La Tribuna.

lucciole-cosenza-sindaco-martire-caccio-loro-quartiere
Una lucciola d’epoca

Una città noiosa

La Cosenza degli anni ’70 del XIX secolo è una città piccola (quindicimila anime circa) e noiosa.
Quel po’ di borghesia che vi resiste si ritrova al Gran Caffè o al Baraccone, un teatro ligneo che l’amministrazione comunale demolisce per far posto all’ara dei fratelli Bandiera.
L’opera, che tuttora incide nell’immaginario cosentino, è commissionata allo scultore bolognese Giuseppe Pacchioni, già sodale dei fratelli veneziani e scampato per un soffio al disastro della loro spedizione.

Lucciole e tariffe

Tolti questi due locali, ridotti a uno, resta un’alternativa per gli uomini che possono permettersela: le casupole di via Sant’Agostino, piccoli lupanari dove circa cinquanta lucciole esercitano il mestiere più antico del mondo. I più esigenti, invece, possono rivolgersi al bordello vicino a piazza Carmine.

lucciole-cosenza-sindaco-martire-caccio-loro-quartiere
La targa di un bordello d’epoca

È solo una questione di tariffe, che comunque non sono alla portata di tutti: una “marchetta” a Sant’Agostino costa due lire, a piazza Carmine si sale a cinque.
Per capire meglio, si pensi che le leggi dell’epoca davano il diritto al voto ai maschi venticinquenni che si dimostravano in grado di pagare 40 lire di imposta all’anno.
Ad ogni buon conto, le casupole di Sant’Agostino restano frequentatissime fino al 1876, quando Francesco Martire le sgombera.

Via le lucciole da Sant’Agostino

La morale pubblica non c’entra, perché la prostituzione è legale, grazie ai decreti Cavour che ne regolano l’esercizio sin dal 1861.
Lo sgombero di via Sant’Agostino è dovuto ai lavori di rifacimento della zona, in particolare all’allargamento della strada che deve collegarsi all’ara dei fratelli Bandiera.
Questi lavori, che fanno parte di un pacchetto cospicuo di interventi, implicano la demolizione delle casupole.

Il ribaltone e il sindaco

A monte di queste iniziative, c’è un ribaltone di palazzo, che avviene proprio nel 1876, quando il sindaco Raffaele Conte, avvocato e patriota risorgimentale moderato, è costretto alle dimissioni.

Luigi Miceli

Conte, che ha programmato quasi tutte le opere allora in realizzazione, è gradito a quell’élite (poco più del 2% della popolazione) che determina col voto il destino della città. Infatti, la sua lista rivince.
A questo punto interviene Luigi Miceli, il deputato di Longobardi, prossimo a una carriera ministeriale importante nei governi della Sinistra e uomo forte della Provincia. Miceli impone un suo uomo, Francesco Martire, approfittando del fatto che i sindaci sono nominati direttamente dal re.
L’escamotage è un inciucio di rara raffinatezza: Martire diventa sindaco ma gli uomini di Conte entrano in giunta.

Il giornalista e le lucciole

E le lucicole? Per loro non cambia nulla: lo sgombero previsto da Conte lo farà Martire.
L’onere (e il piacere) del racconto spettano a una penna di rara efficacia: quella di Alessandro Lupinacci.
Scrittore, poeta e giornalista, Lupinacci è un moderato dall’ironia graffiante. Editorialista della Tribuna di Roma, fonda a Cosenza, nei primi ’70 dell’Ottocento, Il Fanfullino, un periodico di satira e cronaca che gli somiglia tantissimo.
Sarebbe improprio definire Lupinacci un conservatore (come appare agli occhi di chi lo legge oggi): secondo i criteri dell’epoca, sarebbe un riformista.
I passaggi che, con lo pseudonimo di Sandor, dedica allo sgombero sono gustosissimi.

Il racconto

«La strada che si sta costruendo lungo il quartiere di S. Agostino e la demolizione di quelle casupole, albergo infelice delle infelicissime generose, ha ricacciato molto più in dentro alla città quelle vittime della prostituzione con grave scandalo della onesta gente che abita in quella contrada, e della morale pubblica».
Così, il 17 giugno del 1876, Sandor tira la sua brava staffilata sulla situazione.
Non senza un sottinteso: prima, quando c’erano le casupole, si sapeva anche dove stavano le lucciole. Ora, dopo lo sgombero non lo si sa più.

Il complesso monumentale di Sant’Agostino

Ma tutto lascia pensare che la “colonizzazione” di Santa Lucia, che per decenni è stato il “cordone sanitario” della città (e tale è rimasto, anche dopo la legge Merlin) sia iniziato proprio allora.

Le lamentele

Dopodiché, Lupinacci si fa carico di una lamentela: «Io vorrei (per essere appagati i giusti reclami che mi giungono), dalla Pubblica Sicurezza, o da chi deve occuparsi di questo ramo di pubblico servizio, che si provvedesse opportunamente e con sollecitudine», prosegue l’articolo del Fanfullino.
Ma anche il quartiere, dopo lo sgombero, non è messo bene, perché una cosa è demolire le casupole, un’altra bonificare la zona.

L’Avanguardia, uno dei giornali che raccontarono la vicenda delle lucciole

Infatti, denuncia ancora Lupinacci: «Nello stesso quartiere vi è dell’acqua stagnante che non trova scolo a causa del materiale gittato dalle demolizioni, acqua che nuoce colle sue fetide esalazioni alla salute degli abitanti».
Il destinatario delle lamentele (e delle relative esortazioni) è Martire: «Giro questo reclamo all’onorevole sindaco».

Un esercito di “laide Circi”

Un anno dopo, la situazione non è risolta. Stavolta lo denuncia L’Avanguardia, il settimanale fondato dal giornalista e scrittore Mario Bianchi proprio nel 1877.
Già, le lucciole si sono “disperse” in città e alcune di loro sono approdate a Santa Lucia. Ma altre sono tornate nel quartiere, dove danno un po’ troppo nell’occhio.
Non a caso, L’Avanguardia del 17 giugno 1877 parla di «un esercito di laide Circi» che avrebbe invaso Sant’Agostino.
Alla faccia della riqualifica…

Sostieni ICalabresi.it

La nostra indipendenza è a rischio.
Il tuo contributo, anche piccolo, è importante per continuare ancora ad offrire a tutti un'informazione che è sempre stata e sempre sarà libera da ogni tipo di condizionamento.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi in anteprima sul tuo cellulare le nostre inchieste esclusive.