Lombardi Satriani: l’antropologo che riscoprì il Sud magico e vivo

Rilanciò le tradizioni della Calabria e mise i ceti popolari del Mezzogiorno al centro delle sue ricerche che hanno rinnovato l'interesse per il Mezzogiorno. Ma l'ex preside di Lettere di Arcavacata fu anche uno studioso cordiale e curioso: un calabrese di mondo di rara finezza

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Volevi sapere cos’era l’antropologia culturale e a cosa serviva l’etnologia? Volevi studiare le scienze umane più rivoluzionarie del ’900?
Infine, volevi conoscere “sul campo” le ricerche e le contraddizioni che queste discipline fecero esplodere nella “rivolta politica” sessantottina anche le aule polverose delle nostre Università?
Se stavi più giù di Roma – dove insegnavano Cirese, Lanternari, Tentori, o Tullio Altan – negli anni ’80 poteva capitarti di studiare Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università della Calabria.
Con il professor Luigi Maria Lombardi Satriani.

Lombardi Satriani: il papà dell’Etnologia calabrese

Lombardi Satriani arrivò all’Unical intorno al 1980. Era un docente giovane, ma già affermato presso le Università di Napoli, Austin (Texas) e San Paolo del Brasile. Grazie a lui, in Calabria la storia delle tradizioni popolari e il folklore – che ristagnavano nella filologia e nell’erudizione ottocentesca – si rinnovarono e diventarono Etnologia.
Ovvero diventarono un insieme di soggetti culturali, politici e sociali da indagare per il valore “contrastivo” della cultura popolare, “la cultura degli esclusi”.

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Un’immagine recente di Luigi Maria Lombardi Satriani

Questa disciplina, da cenerentola degli studi si trasformò in «analisi delle culture subalterne, folklore inteso come cultura di contestazione, dislivello interno alla società, in contraddizione con la cultura e l’ideologia borghese dominante».
E perciò da assumere come «soggetto etnografico e politico degno di sguardo antropologico».
Quella di Lombardi Satriani fu una rivoluzione epistemologica e politica che sovvertì gli studi tradizionali (Antropologia Culturale e analisi della cultura subalterna, Rizzoli, 1980), ed ebbe il merito di riportare il Sud e le sue culture popolari al centro di una nuova questione meridionale nell’era della modernizzazione.

Il mio incontro con Lombardi Satriani

Io ero tra i giovani che ascoltarono quel richiamo. Per me fu un’avventura esaltante, poiché buona parte di questo percorso di ricerca si compiva in quegli anni tra le aule del Polifunzionale dell’Unical, dov’ero studente di Filosofia.

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Il Polifunzionale dell’Unical

Infatti, Lombardi Satriani fu prima docente e poi per qualche anno preside di Lettere e Filosofia ad Arcavacata.
Poi tornò a Roma, per rivestire la prestigiosa cattedra di Etnologia alla Sapienza, di cui è stato professore emerito sino alla morte, avvenuta a 86 anni qualche giorno fa.
Con Luigi Maria Lombardi Satriani scompare uno degli antropologi più prestigiosi e innovativi del nostro paese.

Il ricordo di un maestro

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La copertina di “Antropologia Culturale”, un classico di Lombardi Satriani

Ma il professor Lombardi Satriani, è stato per me qualcosa di più; il mio primo maestro. Fui suo studente all’Unical e uno dei suoi primi laureati.
Purtroppo non sono ancora riuscito a ritrovare la foto del giorno della mia laurea, quando Luigi mi proclamò dottore e assegnò la lode e la dignità di stampa alla mia tesi. Poi mi volle poi tra i suoi allievi e fu il mio direttore al Dottorato in Etno-Antropologia. Fu successivamente presidente dell’Associazione Italiana per le Scienze etno-antropologiche (Aisea). E io fui suo sodale per anni nella Sezione di antropologia e letteratura.
A quest’esperienza sono seguiti anni di incontri e ricerche comuni, convegni e confronti, in cui fu sempre sollecito di consigli e generoso in riconoscimenti, incoraggiamenti e critiche al mio lavoro.
Devo a lui, alle sue lezioni, ai suoi libri, l’essere diventato a mia volta antropologo, studioso e docente di Antropologia culturale ed Etnologia.

Un calabrese di mondo

Il mio debito verso il professore non è dovuto solo al suo immenso lascito di studioso e intellettuale, spinto a indagare «il legame nascosto fra l’arcaico e il postmoderno».
Ma gli resterò per sempre affettuosamente legato anche per quel che accadeva fuori dall’ambiente accademico.
Era un uomo di parola, un calabrese di mondo. Una persona affabile, curiosa e gioviale. Un conversatore brillante, una compagnia confidenziale e divertente. È stato uno dei pochi a cui ho aperto le porte di casa.
Per decine di volte, in anni di frequentazioni, finché ha potuto, è stato mio ospite con reciproco godimento di amicizia, stima e affetto.
Le cene d’estate con le lunghe chiacchierate sul terrazzo di casa mia a Paola, assieme a mia moglie e mio suocero (entrambi suoi lettori appassionati) e ai miei figli, sono rimaste memorabili. Ogni volta che ci incontravamo rievocavamo quei momenti spensierati e felici.

Rigore scientifico e meridionalismo

La vivacità della riflessione di Lombardi Satriani stava nella sua originalissima ampiezza e complessità di pensiero.
Fu capace come pochi di coniugare il rigore filosofico e scientifico di ispirazione demartiniana nella sua ricerca sul campo, specie quella di ambito meridionalistico.
L’evocazione letteraria, persino narrativa, che praticò in anticipo sui tempi, resta il tratto tipico della sua scrittura di antropologo.
Una ricerca, la sua, sempre ricca di sfumature e rimandi letterari. Soprattutto, sempre attenta ad esplorare con rigore i mondi di confine della cultura e della ragione.

Ernesto De Martino

La sua introduzione all’edizione Feltrinelli (1980) di Furore Simbolo Valore di Ernesto De Martino, resta un esempio insuperato di efficacia interpretativa e di sintesi tra scrittura saggistica e letteraria.
Uno sguardo prismatico che lui considerava indispensabile per non trasformare la missione di «partecipazione, umanizzazione e appaesamento» svolta dalle nuove scienze etno-antropologiche, in una sequenza arida di dati e statistiche da compilare in saggio accademico, o in dimostrazione fine a se stessa.
La temperatura dei suoi scritti era sempre calda e vibrante, colta e appassionata, umanamente partecipe. Mai finalizzata alla dimostrazione per i soli addetti ai lavori.

Marxista coerente e meridionalista “contro”

Lombardi Satriani fu nemico allo stesso modo del «passatismo nostalgico» e del «progressismo di maniera».
Fu inoltre distante sia da un limitante «abbarbicamento all’orizzonte paesano» sia da «fughe in avanti e furori ideologici» che prescindono dalla realtà, «dalla vita concreta e attuale degli uomini e delle donne».
Mise al centro la vita e la cultura delle classi subalterne e ridiede forza alla critica gramsciana quando in Italia già andavano di moda revisionismo storico e riflusso nelle culture di massa.

Antonio Gramsci

Rimase saldamente storicista e marxista critico mentre nel mondo accademico nostrano andavano di moda i “cultural studies” anglosassoni di seconda mano e in molti ambienti si affermava la vulgata strutturalista dell’Antropologia culturale.
Infine, non ha mai cessato di stigmatizzare la lamentosità e i sofismi di certo meridionalismo paludato e distante, gli eccessi di verbosità di un certo intellettualismo antropologico, oggi riproposto in versione modaiola. Pagine morte che “senza mai spostare in avanti l’orizzonte e lo sguardo problematico, ripropongono senza vie d’uscita concrete, vecchi stereotipi”, e non fanno altro, parole sue, che “attardarsi inutilmente in atavici attardamenti”.

Nessun erede all’altezza

«In realtà Luigi Maria Lombardi Satriani», ha scritto in un suo bel ricordo su Repubblica Marino Niola «è sempre stato in presa diretta su ciò che rende umani gli uomini».
L’unico conforto quando si perde un maestro come lui è pensare che ha messo al primo posto l’impegno di testimoniare con la ricerca. E ha consegnato il suo magistero ai successori come un dono da preservare e arricchire. Ma cosa resta di questo alto magistero nel mondo accademico e nell’Università calabrese in cui ha insegnato per anni?
Purtroppo molto poco. Nessuno è stato alla sua altezza. Chi si è intestato la sua eredità culturale è accademica ha compiuto una mediocre parabola personalistica e di potere. Ciò ha impedito la crescita di un settore di studi che resta fondamentale per la comprensione critica della Calabria, del Meridione e del Paese.
Un restringimento localistico che nulla ha a che vedere con la lezione di probità scientifica e di libera ricerca intellettuale che in Luigi Maria Lombardi Satriani hanno sempre avuto un difensore e un simbolo di autonomia e coraggio.
Anche per questo la sua lezione resterà con me per sempre, e a mio modo la terrò viva onorando il suo magistero e la sua memoria come si conviene per un mastro, vero.

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