L’artista e il calciatore: la cultura che fa rete a Cosenza

Adele Ceraudo e Franco Florio hanno creato Ac, galleria e laboratorio, pensata come punto d'incontro per creativi e intellettuali della città e non solo. La storia di un'amicizia nel nome della bellezza

Condividi

Recenti

L’artista e il calciatore. Potrebbe essere il titolo di una canzone di De Gregori ma lui ci avrebbe stracciati con la fantasia.
La coppia mica tanto per caso è composta da Adele Ceraudo e Franco Florio. Lei performer che ha fatto del disegno con la Bic e dell’uso espressivo del corpo una cifra stilistica unica. Lui ex giocatore prima del Cosenza, poi del Monza e del Treviso, e ora allenatore e imprenditore.
Entrambi cosentini, li ha fatti incontrare la passione per l’arte. Insieme hanno creato un nuovo spazio nella città dei bruzi: Ac, galleria e laboratorio dell’artista (unici nel Mezzogiorno) con l’ambizione di diventare anche centro culturale e punto di riferimento per artisti che vivono, operano o transitano all’ombra dell’elmo.

ceraudo-florio-artista-calciatore-creano-centro-culturale-citta
Opere di Adele Ceraudo in mostra nella galleria Ac

Florio: allenatore e collezionista

La loro amicizia è nata sulla scorta della bellezza. «Mi sono innamorato delle opere di Adele, sono davvero potenti», racconta Florio, che ha da poco concluso l’esperienza di coach del Miami United Fc.

franco-florio
Franco Florio (primo da sinistra) con la maglia del Cosenza sfida la Lazio di Pavel Nedved in Coppa Italia

Ora è vice allenatore del Crotone e gestisce un’impresa di costruzioni. Così innamorato che è diventato un collezionista dell’artista che vive e lavora a Milano.
Alcuni dei disegni di “Lady Bic” hanno arricchito la collezione privata dell’atleta, che ha ricavato una galleria-atelier nel magazzino di un palazzo di famiglia, su corso Umberto, parallelo a via Rivocati. «Fin da bambino adoro andare nei musei e alle mostre, vedere opere d’arte, conoscere artisti. Ho una passione per le cose belle. Mi piace conoscere gli artisti e parlare d’arte con loro. Questo ti dà la possibilità di vedere le cose dal suo punto di vista e questo mi emoziona».

ceraudo-florio-artista-calciatore-creano-centro-culturale-citta
Adele Ceraudo e Franco Florio

I corpi femminili e la censura

Il punto di vista di Adele Ceraudo è estremamente femminile. Modella di sé stessa, il suo corpo è la matrice su cui compone opere di grande espressività. «Il corpo è il luogo della memoria, delle nostre cicatrici. Per me è il vero specchio dell’anima, dice esattamente chi siamo. Credo che il corpo sia non solo un tempio ma anche una forma di racconto». Così prosegue Ceraudo, che è stata ambasciatrice dell’arte italiana a Melbourne e ha esposto all’estero, oltre che in Australia, in Turchia, Giappone e Spagna.
Al centro della sua arte sono la bellezza, appunto, e la forza femminile, che approdano su diversi supporti partendo dalle foto (di cui Ceraudo è interprete), passando per il disegno a inchiostro e poi attraverso la stampa digitale.

Un nudo di Adele Ceraudo

I soggetti sono spesso reinterpretazioni in chiave femminile di opere famose, molte rinascimentali (La David o La Donna vitruviana), anche d’ispirazione biblica (La Crista).
Corpi molto realistici e potenti, spesso incappati nelle maglie della censura. «A Roma ho dovuto rinunciare ad una mostra importante perché la Crista non era gradita. In una mostra a Napoli mi hanno censurato alcune opere di natura biblica, oltre alla Crista, la Pìetas. Poi la censura sui social network è abbastanza talebana: io faccio nudi e mi bloccano continuamente per i capezzoli. Devo sempre metterci sopra le crocine».

Ceraudo: l’arte come medicina

«La mia arte è un modo per dire che le donne sono forti, che i loro corpi sono sacri», spiega Ceraudo, che usa la sua arte non solo come mezzo di comunicazione ma soprattutto come terapia.
Disegnare è stato il suo modo per trasformare il dolore. Abusata da bambina, bullizzata a scuola, ha fatto entrare la droga nella sua vita. Impugnare la Bic e diventare artista è stata la sua rivincita sulla vita. Adele non ha dubbi: «L’arte è stata la mia medicina». Ma anche un atto di fiducia verso sé stessa: «In comunità, dopo l’ennesima ricaduta, circondata da uno staff di medici molto bravi, mi sono detta: sono un’artista e sono brava».

ceraudo-florio-artista-calciatore-creano-centro-culturale-citta
Adele Ceraudo in azione con la sua Bic

La fiducia si è nutrita dell’inchiostro più pop che esista. La scelta della Bic è avvenuta un po’ per caso, un po’ per necessità. «Ho iniziato a usarla perché era in casa. Ma anche perché l’inchiostro è sempre stata la mia passione, infatti adoro i fumetti. E poi la penna Bic è versatilissima: a seconda di come la inclini fa delle sfumature belle e delicate o dei segni incisivi, marcati e potenti». Poi è arrivato l’uso della fotografia: «Un giorno ho chiesto a una mia amica fotografa, Ivana Russo, di farmi delle foto. Mi piaceva l’idea di trarre un disegno da una foto, non mi piace avere il modello dal vivo, mi piace poter vedere le ciglia, i pori della pelle, dettagli che si possono vedere solo con una fotografia». Così, nel 2007 è nata la sua prima collezione: L’anima del corpo.

Un centro culturale per i Rivocati

Nello Spazio Ac di Cosenza campeggia un’enorme Paolina Borghese col corpo di Adele e altre opere celebri dell’artista, esposte nella sala mostre e acquistabili.
Sul retro, il laboratorio dell’artista con tele in lavorazione (a luglio esporrà a Palermo alcune opere inedite nate durante il lockdown).
Il centro, nel mese di giugno aprirà solo su appuntamento. In seguito (ancora non c’è un calendario definito) vi si svolgerà una serie di iniziative. «Una o due volte al mese organizzeremo eventi come presentazioni di libri, mostre fotografiche», spiega Florio, che ha già qualcosa e qualcuno in mente.

La sede di Ac

Il fotografo Francesco Bozzo, per esempio, cosentino che vive e lavora da 27 anni in Australia, sta per ultimare un libro fotografico sul centro storico di Cosenza. Ma i costi della stampa sono troppo gravosi e la casa editrice indipendente Coessenza (che ha da poco aperto una sede nello stesso quartiere dei Rivocati) a breve lancerà una campagna di crowdfunding. Poi si vedrà.

In zona c’è anche l’artista Andrea Gallo, con la sua Officina Ovo, scuola d’arte e centro indipendente di promozione delle arti visive. Poco distante i gemelli Tucci, musicisti dei Lumpen, gestiscono un’osteria. «Vogliamo fare rete con altri artisti, vorremmo che Spazio Ac diventasse anche un punto di incontro». Sempre con un occhio al quartiere, che ospita anche l’atelier di un’altra artista, Luigia Granata e la sede di Tecne, studio musicale di Costantino Rizzuti. «È una zona bellissima, ormai considerata periferica eppure centralissima. Qui è cresciuto mio padre, ci sono molto legato», racconta Florio. Il quartiere dei Rivocati vuole rinascere. Bello che sia, anche, nel nome dell’arte e della cultura.

Simona Negrelli

Sostieni ICalabresi.it

La nostra indipendenza è a rischio.
Il tuo contributo, anche piccolo, è importante per continuare ancora ad offrire a tutti un'informazione che è sempre stata e sempre sarà libera da ogni tipo di condizionamento.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi in anteprima sul tuo cellulare le nostre inchieste esclusive.