La città dei cani: in Calabria batte un cuore a quattro zampe

Il boom di cuccioli in famiglia con il lockdown e le associazioni in difesa dei randagi. C'è una regione che combatte le gabbie visibili e invisibili dei migliori amici dell'uomo

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C’era un akita in in ogni angolo d’Italia una decina di anni fa, dopo l’uscita di Hachiko – Il tuo migliore amico. Il meraviglioso cane giapponese del film con Richard Gere non è propriamente un cane da salotto. È un esemplare da lavoro e da caccia, ha un temperamento particolare. Sa essere docile e mansueto, quando il padrone è bravo a comprenderlo e a gestirlo.

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Tutti insieme appassionatamente nel Villaggio dei randagi a Caraffa (Cz)

La razza e i lager

La moda della razza è un vizio anche calabrese e sono state tante le famiglie che pur temendo i cani, ne hanno accolto uno in casa durante la pandemia. Tra contraddizioni e fenomeni strani, si intravede però un cambiamento, a detta degli esperti.
Inizia a battere il cuore cinofilo della Calabria. Le associazioni in difesa del randagio non si contano. Da pochi anni opera nella regione Save the Dog, la cui mission è rafforzare l’anagrafe canina e promuovere campagne per la sterilizzazione. I partner locali sono le associazioni Argo e Amici animali Fef di Cosenza.

La Lega antivivisezione non fa sconti ai canili calabresi: i più affollati d’Italia. Seimila cani, denuncia nel suo ultimo rapporto, sono stipati nel crotonese, le cui strutture superano di parecchio i limiti di capienza. Contro i «canili lager» si batte da sempre Aldina Stinchi, 74 anni.

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Il Villaggio dei randagi a Caraffa (Cz)

La città dei cani

A Caraffa, alle porte di Catanzaro, ha creato vent’anni fa una città del cane. Si chiama il Villaggio dei randagi dell’associazione Bios e si estende su una superficie di tre ettari e mezzo. Cucce e capanne, punti cibo e acqua, alberi, sentieri e niente cemento. «Il nostro è un modello innovativo, i cani vivono in ampi recinti e in gruppi, messi insieme per compatibilità caratteriali e altre caratteristiche che garantiscono la serena convivenza. In questo momento ospitiamo 150 cani. Vivono in semilibertà e soprattutto non sono costretti a stare nelle gabbie, che reputo qualcosa di arcaico e barbaro».

Ad Aldina venne l’idea del villaggio «dall’osservazione attenta delle leggi sia nazionali sia regionali che, finalmente, impedivano l’uccisione degli animali». Nella dog city di Caraffa si cucinano 45 chili di pasta al giorno e con l’aumento dei prezzi sta diventando sempre più difficile mantenere i ritmi. Non ci sono sovvenzioni istituzionali, ma la solidarietà è tanta, come i volontari.

Le staffette dell’amore

E come la tenacia di Aldina che ha dichiarato una «feroce guerra» alle staffette dell’amore, le adozioni dei cani del Sud Italia nelle città del nord. Un fenomeno di grosse proporzioni ma completamente fuori controllo. I social sono invasi da fotografie di animali domestici, da immagini e post che raccontano storie d’amore tra cani e padroni, e sono pieni zeppi di compravendite e appelli per adozioni. La Lav contava 14mila 599 ospiti dei canili sanitari della regione nel 2017. Poi, denuncia nel suo ultimo rapporto, non è stato più possibile avere dati aggiornati.

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Carmela Di Nardo e Billy the kid (ph Concetta Guido)

Il boom col lockdown

Batte il cuore cinofilo calabrese, tra storie tristi e qualche buon segnale. «Credo che in Calabria sia in atto un cambio di mentalità, anche se manca una vera e propria cultura dell’educazione cinofila», dice Carmela Di Nardo, 44 anni, addestratore Enci. «Ritengo che ci siano molte persone competenti. Il numero dei cani adottati è aumentato in maniera considerevole, bisogna dire però che durante il lockdown c’è stata un po’ di leggerezza».

Carmela dedica tutte le sue giornate ai cani. È educatrice, studiosa di etologia e operatrice zooantropologica. Con il suo compagno e partner di lavoro Luca Indrieri, porta la cultura cinofila nelle scuole e negli asili. Un tipo di attività rara dalle nostre parti, dice, che «fatica ad essere riconosciuta e richiesta». Frequentava l’Orientale di Napoli quando nella sua vita è entrato un labrador. «Lo chiamai Biko, come Steven Biko, pensando alla canzone che Peter Gabriel ha dedicato all’attivista sudafricano». Un colpo di fulmine così intenso da farle decidere di cambiare strada, formarsi in cinofilia ed entrare in un mondo colorato ma faticoso.

«La nostra associazione, la Yellowjoy, nata nel 2010, si occupa di educazione di base ed avanzata, aiutiamo la relazione tra il padrone e il suo animale, collaboriamo con il veterinario comportamentale, intervenendo su richiesta nel caso di problematiche come può essere l’aggressività o l’iperattività o anche l’avere paura».

Luca Indrieri, addestratore e compagno di Carmela Di Nardo

Cani giocattolo

Perché loro, i cuccioli, non sono giocattoli e neanche un pacchetto da lasciare in un angolo per intere giornate. «Una volta venivano selezionati per carattere e attitudine, cioè per criteri funzionali e non morfologici. Adesso è il contrario – continua Carmela Di Nardo, – si guardano gli aspetti estetici e così può succedere di scegliere un maremmano come cane di famiglia, anche quando si vive in un appartamento di settanta metri quadrati. È chiaro che in questi casi possono subentrare problemi di convivenza».

In contrada Motta di Castrolibero c’è il campetto di YellowJoy, luogo di addestramento e spazio di socializzazione. Da qui partono escursioni e passeggiate di gruppi di umani e cani in armonia. Qui gli ospiti fanno agility dog e sport condiviso con i padroni. È un giovedì pomeriggio e due levrieri incantano con la loro esile eleganza, un pitbull sta facendo una corsetta a ostacoli e Teseo, un monumentale corso, si prepara all’esposizione internazionale canina di Rende e Vibo Valentia, che ritorna quest’anno, il 21 e 22 maggio, dopo un fermo di due edizioni a causa del Covid. Asia e Maia, entrambe simpatiche e argute meticce, Billy the kid e gli altri labrador dell’associazione sfrecciano veloci nell’erba, sembrano impazziti di gioia per poi fermarsi al comando, immobili come statue.

Addestramento di cani nella Sila Grande

La Terra promessa

Carmela, come tanti operatori cinofili, guarda al fenomeno delle staffette con circospezione. Non tutti i cani trasportati a tanti chilometri di distanza dal loro ambiente trovano una sistemazione felice. I canili rifugio esplodono e le staffette che trasportano trovatelli sono ormai quotidiane. Nel 2019 le adozioni, cioè la sistemazione di randagi calabresi, sono state 1492. Quasi totalmente al Nord, sostiene la Lav.

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Aldina Stinchi

«Noi ci battiamo in maniera feroce contro questo traffico di animali», dice senza mezzi termini Aldina Stinchi. «Le staffette partono per arrivare a un presunto nord felice che dovrebbe avere la capacità di ospitare migliaia di animali. È qualcosa di indecente e noi non sappiamo che fine facciano tutti i cani. Qualcuno troverà una buona sistemazione, ma gli altri? A volte il cane viene ospitato in una famiglia senza che ne sia stato verificato l’indice di adattabilità. E così viene abbandonato una seconda volta». L’associazione della Stinchi denuncia le collette promosse su Facebook, il business dei canili, che percepiscono soldi pubblici per mantenere i loro ospiti, le condizioni del viaggio verso le terre promesse, «terribili. Per me sono vere e proprie deportazioni».

Gabbie invisibili

A Caraffa di Catanzaro si recuperano nel green cani ammalati, abbandonati, buttati davanti al cancello del villaggio. A contrada Motta, nel campo di Yellowjoy, si insegna caparbiamente che il benessere del cane cammina su sei zampe. In qualche agglomerato cittadino spuntano rari cani di quartiere. Ma le gabbie dei randagi sono dure da abbattere. Sono di ferro ma anche invisibili.

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