Da Fera a Rodotà, gli sfrattati dalle vie di Cosenza

Il mecenate Bilotti in poco tempo ha "ottenuto" la piazza più importante in centro. Molte strade hanno cambiato nome in questi anni. Tra esclusi ed epurati eccellenti

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Per i cosentini over 40, la stragrande parte della popolazione, le scuole protagoniste della recente polemica su piazza Rodotà, si trovano a via Roma. Di più: sono le scuole “di” via Roma, sebbene dopo la “rivoluzione” urbanistica del decennio scorso, la strada sia dedicata a Riccardo Misasi.
Un cambio di denominazione al limite dell’accettabile: fuori un pezzo di memoria risorgimentale, dentro un pezzo importante di Prima Repubblica: l’esponente democristiano più importante (e potente) espresso dalla Calabria.

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Evelina Catizone e Carlo Bilotti

Per un notabile che entra nello scenario della città, ce n’è un altro costretto a traslocare. E riguarda un altro punto importantissimo dell’immaginario bruzio: piazza Luigi Fera, diventata Carlo Bilotti (col diretto interessato ancora in vita) durante l’amministrazione guidata da Eva Catizone.

Per dare comunque un luogo a Fera, si è sacrificato un altro simbolo risorgimental-fascista: corso d’Italia. Un sacrificio necessario, perché uno come Fera non poteva proprio restare senza un posto. Per un doveroso omaggio alla memoria storica, che spesso è la grande assente delle più recenti scelte urbanistico-toponomastiche, non solo cosentine.

Un museo all’aperto val bene una piazza Bilotti

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Le prime statue donate da Carlo Bilotti nella loro originaria collocazione su piazza Fera. Oggi sono in via Arabia

Luigi Fera ebbe, nell’età giolittiana, lo stesso peso che avrebbero avuto dopo i vari Michele Bianchi, Giacomo Mancini e, appunto, Riccardo Misasi.
Avvocato di grido, professore di filosofia e giornalista, Fera fu sindaco di Cosenza nel 1900 e poi deputato. Già big della massoneria, “esplose” durante la Prima guerra mondiale, quando fu ministro delle Poste (1916-1919) e poi di Grazia e Giustizia (1920-21).

Tutto questo per dire che il “traslocato” Fera resta un importante contatto tra la piccola storia della nostra scala provinciale e la grande storia del Paese. In altre parole, dovrebbe essere un intoccabile. Infatti, il problema non è lui né Misasi. Ma Carlo Bilotti, l’imprenditore-mecenate che sloggiò Fera per aver donato alla città le opere d’arte che decorano Corso Mazzini. Inutile ritornare sulle polemiche da cui fu investita all’epoca la ex sindaca.

Vale la pena, però, insistere su un concetto: nessun parroco o vescovo ha dedicato una chiesa a qualcuno sol perché l’ha riempita di panche, mosaici, opere e altri ex voto. Per avere una chiesa a proprio nome occorre essere almeno santi. E per le zone della città? Le deputazioni di Storia Patria non danno regole certissime. Ma un criterio c’è: le strade e le piazze dovrebbero essere dedicate innanzitutto a personalità importanti, locali e non, e ad eventi che hanno segnato l’immaginario collettivo.

A rischio trasloco come Fera?

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Bernardino Alimena

La vera bussola resta la memoria storica. Che a livello locale è poco coltivata. Già: se Fera è stato sloggiato (e la piazza dedicata a Carlo Bilotti, così come uno slargo nel cuore di corso Mazzini a sua figlia Lisa), perché lo stesso destino non potrebbe capitare in prospettiva a Bernardino e Francesco Alimena?

In pochi sanno (ed è grave, per una città zeppa di avvocati) che Bernardino Alimena, oltre che sindaco e deputato fu un giurista di prima grandezza: fu il capofila della cosiddetta “terza scuola” del Diritto penale, che mirava a superare Lombroso e ad ammodernare i vecchi principi liberali. Suo padre Francesco, protagonista di primo piano del Risorgimento e della cultura liberale non fu da meno. Ma a ricordarli c’è solo la toponomastica. E con questi chiari di luna…

Allarmi furon fascisti

La scure dell’antifascismo ha colpito a metà, perché le strade cittadine recano ancora un bel po’ di richiami al Ventennio. Certo, non c’è più il rione Michele Bianchi, che comprendeva una bella fetta di territorio urbano, da Piazza Cappello a salire, fin sopra l’acquedotto.
Al potente ex ministro dei Lavori pubblici e quadrumviro della Marcia su Roma resta la piazzetta dell’acquedotto, a cui si accede attraverso via Tommaso Arnoni, il podestà che gestì l’urbanizzazione e le opere pubbliche della Cosenza fascista.

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Michele Bianchi, segretario del Partito nazionale fascista e ministro

In compenso, sono spariti i riferimenti diretti all’era Mussoliniana: gli Alimena hanno preso il posto di Benito Mussolini, e Guglielmo Tocci, avvocato e politico di origine arbreshe, di Rosa Maltoni, la mamma del duce. Mentre l’antifascistissimo Ambrogio Arabia, avvocato e già sindaco, ha spodestato Arnaldo Mussolini, noto come il fratello minore del duce, un po’ meno per essere il fondatore dell’Ordine dei giornalisti e del mensile “La storia illustrata”. Ma tant’è: quando cadono le dittature lo sfogo iconoclasta è il minimo e ci sta sostituire i fascisti con gli antifascisti o con i liberali.

Fuori dall’ultima infornata

Ci sta un po’ meno la violazione della memoria, compiuta nel 2011, allo scadere dell’amministrazione guidata da Salvatore Perugini. In quell’occasione ci fu una pioggia di intestazioni a personalità minori, mentre restano tuttora prive di luoghi personalità di prima grandezza.

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Un ritratto del cardinale Fabrizio RUffo

Nessuno vuole inseguire le paturnie neoborboniche, ci mancherebbe. Ma una via l’avrebbe meritata senz’altro il cardinale Fabrizio Ruffo. E non perché coi suoi sanfedisti restituì Napoli ai Borbone. Ma perché fu un esponente di primo piano dell’assolutismo “illuminato”. In pratica, un riformista. Ora, se questa cosa la capiscono a Belmonte Calabro, dove al “Cardinale Rosso” è dedicato il sottopasso ferroviario, perché a Cosenza, dove tutti, anche quelli di destra, si definiscono riformisti, non gli si dedica almeno una piazzetta o un vicoletto?

Ma le lacune, come si legge nel piccolo classico Le vie di Cosenza (Periferia, Cosenza 2012), possono essere peggiori. Mentre l’operaio di turno, altrimenti anonimo, ha ottenuto una strada nelle zone di recente urbanizzazione (quelle, per capirci, che prima erano denominate con le lettere dell’alfabeto), mancano alla conta l’abate Antonio Jerocades, illuminista avant la lettre e precursore della massoneria, e Donnu Pantu, la risposta calabrese a Pietro l’Aretino e virtuoso della pornografia in vernacolo.

Gli smemorati di oggi

Ma le tirate d’orecchi vanno anche ai vivi. Ad esempio, ai massoni: per carità, c’è una via Abate Salfi. Ma perché non proporne una a Ernesto d’Ippolito? Altra tirata d’orecchi ai socialisti, che forse non si sono resi conto che viale Mancini sta sparendo, inghiottito da un parco dedicato alla compianta Jole Santelli. Anzi, più che sparito, il viale non ha mai attecchito, visto che i cosentini continuano a chiamare “viale Parco” quel che ne resta

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Un’altra pernacchia dev’essere rivolta ai “destri”: si capisce benissimo il sospiro di sollievo perché nessuno ha rimosso Michele Bianchi e Tommaso Arnoni. Tuttavia, proporre una piazza a Giorgio Almirante (che ebbe l’indubbio merito di battere per presenze ai comizi persino Berlinguer a piazza Fera) è un po’ troppo. Infatti, Cosenza annovera vari neofascisti illustri, che avrebbero la precedenza sul leader missino: dicono qualcosa Luigi Filosa, Orlando Mazzotta, Ugo Verrina?

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Enrico Berlinguer in una gremitissima piazza (ancora) Fera

L’esterofilia

Peggio ancora con l’esterofilia. Tolta l’intoccabilissima piazza Kennedy (a proposito: a quando la restituzione delle “aquile”?), il resto può davvero essere un optional. Ad esempio, piazza Andy Warhol, quando il celebre musicista (e innovatore del pianoforte) Alfonso Rendano aspetta ancora un posto. D’altra parte ci fu anche chi, alla morte di Steve Jobs, propose (invano) di intitolargli la strada che ospita l’Apple Store locale. Aveva creato lui la compagnia e Cosenza ha da qualche anno una “via Paul Harris, fondatore del Rotary” in pieno centro. Con un grembiule in più forse l’inventore dei Mac l’avrebbe spuntata.
Tuttavia, se proprio si volesse cedere all’esterofilia, perché non dedicare almeno un vicolo ad Albert Broccoli, il produttore cinematografico che lanciò James Bond? Qualcuno lo sa che la sua famiglia era originaria del Cosentino?

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Le colombe di Cesare Baccelli, storico simbolo di piazza Kennedy, trasferite da Mario Occhiuto su viale Mancini/Parco

Altre viuzze…

A Cosenza ci si riempie la bocca di tre cose: cultura, antifascismo e il campo di concentramento di Ferramonti. Peccato solo che a nessuno sia ancora venuto in mente di dedicare un vico a Gustav Brenner, illustre internato di Ferramonti (perché ebreo) e fondatore dell’omonima casa editrice…
Un last minute, invece, riguarda Francesco Principe, che ha sostituito le memorie coloniali di via Asmara.  Evidentemente, i cosentini non hanno voluto lasciare tutti i diritti d’autore a Rende, nella corsa per la grande città metropolitana.

In fondo alla via

Andremo sempre a “via Roma” e ci incontreremo comunque a piazza Kennedy, con l’idea di fare una puntatina a “piazza Fera” (e non Bilotti). In tutto questo, è doveroso chiedersi che fine farà il povero Stefano Rodotà, ora che la sua piazza è praticamente scomparsa, felicemente reinghiottita dal traffico automobilistico. Possibile che non ci sia un angolo di via degli Stadi da dedicargli?

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I lavori per riaprire la neonata piazza Rodotà al traffico

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